NUOVO BLOG

mappamondo

Joyce Kozloff, JEEZ, 2012

Abbiamo creato un nuovo blog interamente dedicato al progetto ArtexiCre. Troverai nuove rubriche, nuovi lab e nuovi spunti per vivere un’estate a colori! Declinando il tema del CRE|GREST di quest’anno tutto dedicato a viaggi e viaggiatori,  la proposta di ArtexiCre si chiama NORD SUD OVEST ART! | itinerari geofantastici. Se sei curioso di scoprire qualche anteprima sui laboratori di questa estate non ti resta che dare un’occhiata a

http://artepericre.wordpress.com

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Arte X i Cre 2015 | Le foto migliori della quarta settimana

La quarta settimana ha visto come protagonisti i Cre di Pradalunga, Longuelo, Brusaporto, Osio Sotto, Stezzano, Bolgare, Vercurago, Casnigo, Lallio e Spirano. Se l’anno scorso un Luglio piovoso aveva atteso i Cre, quest’anno è andata ben diversamente, con delle splendide giornate di sole che hanno fatto da contorno all’esperienza dei ragazzi giunti al Patronato San Vincenzo.

Vi lasciamo con le immagini più belle della quarta settimana di Arte X i Cre!

LAB | WUNDERESTAURANT, il ristorante delle meraviglie

Età: 5-7 anni

Difficoltà: media

TROVATE LA DESCRIZIONE DEL LABORATORIO ANCHE NEL SUSSIDIO “TUTTI A TAVOLA” A PAG. 67

L’OBIETTIVO DEL LABORATORIO

Questo laboratorio è un gioco di fantasia, in cui più si creano associazioni insolite più il risultato sarà sorprendente. Ai bambini è chiesto di realizzare il ristorante delle meraviglie dove si può cucinare e mangiare tutto ciò che si deridera e dove più il cibo è insolito e sconosciuto, più è buono. Al posto di fornelli e forchette sono necessari una stanza con le pareti vuote e gessi colorati, sui cui i bambini realizzeranno il WundeRestaurant. Provocati da ricette (reali e improbabili), da oggetti misteriosi e da suoni domestici i bambini saranno i cuochi e i metre del ristorante. In questo laboratorio si spronano i bambini a entrare in uno spazio nero e vuoto per creare un luogo delle meraviglie dove ciò che si può immaginare, accade davvero. È un laboratorio in cui si riempie uno spazio neutro di storie, creando microcosmi culinari e attingendo alla tradizione alimentare non solo italiana. Il laboratorio offre attraverso il gioco e la creatività l’occasione per conoscere piatti tipici di altre culture.

UN PO’ DI STORIA

Il nostro WundeRestaurant è l’evoluzione culinaria delle Wunderkammer. Sapete di che si tratta? La parola Wunderkammer, di origine tedesca, è composta da wunder che significa meraviglia e kammer che indica stanza. La Wunderkammer, quindi, è una stanza delle meraviglie dove si custodiscono oggetti tra più disparati e bizzarri e la cui finalità era unicamente destare ammirazione. Nelle Wunderkammer del Rinascimento i nobili conservavano corni di unicorno, zanne d’elefanti, coccodrilli impagliati, pietre preziose, coralli dalle forme stranissime, sculture e quadri antichi. Spesso gli oggetti contenuti erano ritenuti magici o leggendari.  Si allestiva una Wunderkammer per un solo obiettivo: far gridare “wow!” a coloro che vi mettevano piede.

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MATERIALI

Per questo laboratorio è richiesta un’ambientazione molto particolare. L’ideale sarebbe trovare una stanza con le pareti completamente libere. Le pareti della stanza dovranno essere interamente colorate con la tempera effetto lavagna in modo che l’intero spazio dal pavimento al soffitto diventi una grande lavagna a disposizione dei bambini. In alternativa si potrà ricoprire le pareti con pannelli di legno per evitare di intervenire direttamente sulle pareti. L’importante è costruire una spazio unico e continuo. Altri materiali che serviranno:

– gessetti colorati

– la scatola degli ingredienti

– spugne e stracci per pulire la lavagna

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PROCEDIMENTO

  1. Il laboratorio richiede una introduzione specifica in cui si illustrano i bambini le “regole del gioco”: si entrerà in uno spazio vuoto che diventerà un ristorante fantastico. Sarà necessario pensare ad ogni cosa: il menù, le cucine, la sala dove si mangia. Tutti dovranno dare il loro contributo al WundeRestaurant e tutti dovranno lasciar correre la fantasia.
  2. Per facilitare l’avvio del lavoro, si invitano i bambini a estrarre dalla scatola degli ingredienti un biglietto su cui possono esser riportati: ricette tipiche e etniche e fotografie di ingredienti e di piatti cucinati (alcuni suggerimenti: la finlandese karjalanpiirakka, la keniota sukuma wiki, il texano barbacoa, il giapponese shabu shabu). Lasciate che i bambini lavorino di fantasia e si immaginino i piatti. È la fase in cui si stende il menù. Una volta deciso l’elenco delle pietanze si può passare ad immaginare il WundeRestaurant: non è scontato che ci siano sedie e tavoli, posate e tovaglie. Si potrebbe mangiare sospesi in aria, appesi a testa in giù. Il cibo come viene servito? Da camerieri, su un nastro trasportatore, incapsulato in bolle d’aria da scoppiare con la forchetta? Questi sono alcuni esempi che nascono da una veloce chiacchierata con i bambini di una scuola dell’infanzia. Come avrete capito tanto dipende dalla capacità di chi conduce il laboratorio di stimolare e provocare i bambini.
  3. Dopo la progettazione arriva il momento dell’esecuzione. Si dividono i bambini i tanti gruppi quante sono le pareti. Si destinano le pareti: cucina, sala da pranzo, dispensa, …e ogni gruppo inizia a lavorare sulla parete. È bene che ogni gruppo abbia un animatore che coordini l’intervento. Si possono fornire ai bambini dei rialzi per colorare anche la parte alta della parete (o si può colorare sulle spalle dell’animatore J). I bambini lavorano con i gessetti colorati direttamente sulla parete. Alcune indicazioni:
  • Sollecitate i bambini a lavorare in grande per chi è abituato a disegnare su un quaderno la superficie della parete è uno spazio immenso. La vastità della superficie è una grande opportunità espressiva.
  • Favorite un progetto unitario sia tra le quattro pareti sia all’interno della stessa parete. I disegni dei bambini devono amalgamarsi e risultare una decorazione continua.
  1. Terminata l’esecuzione (che può durare più giornate) si invitano i gruppi a raccontare il loro progetto agli altri. Sarà cura di chi conduce il laboratorio cucire i racconti delle pareti e creare l’unico racconto del fantastico WundeRestaurant.
  2. Qualche colpo di spugna e le pareti sono pronte ad ospitare nuove storie, nuovi menù, nuovi ristoranti delle meraviglie.

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INTERVISTE | Ezio Tribbia

È il momento di conoscere meglio uno degli artisti che ci accompagnerà questa estate ad Arte X i Cre con la sua installazione “Dare da mangiare – Un panettiere diventato artista“.
Abbiamo intervistato Ezio Tribbia, che ha risposto per il nostro blog a qualche domanda.

Domanda: Cosa ti ha spinto ad intraprendere il tuo percorso artistico?

Risposta: Ho cercato di acquisire la mia tecnica con intelligenza, duro lavoro, impegno personale e collettivo. Per me il pane è nutrimento del corpo e dell’anima: ho fatto per tanti anni il pane, mio padre era fornaio, mio nonno era fornaio, è dentro le mie vene, dentro la mia storia. Il mio percorso comincia quando ero quindicenne, quando inizio a fare ricerche a carattere figurativo, per poi interessarmi all’astratto e all’informale. A 18 anni ho fatto la mia prima mostra. Il mio lavoro, il contatto con le persone mi hanno aiutato nella mia arte; ad un certo punto scopri che quello che c’è dentro te stesso è la chiave per la tua arte.

Domanda: Cosa caratterizza in particolare la tua tecnica?

Risposta: È il gesto quotidiano del fornaio che trasforma i miei teli in sudari, dunque ho ripreso il lavoro che facevo nel forno. La mia tecnica consiste nel depositare una pallina di pane intinta in acqua, olio e farina sui teli di cotone che poi inizierò a scaldare, cuocendo il pane.

Domanda: Che significato assumono le tue opere?

Risposta: Il tema del pane come simbolo, segno positivo del fare umano, accompagna l’uomo dal tempo dei tempi fino ad oggi. È per questo che parto dal gesto del fornaio. Ad esempio, nella mostra “Manna” che ho allestito nel 2013 a Scanzo, in una fabbrica in attesa di demolizione, ho giocato sul tema degli opposti: da una parte una colonna di centinaia di grattavinci, che non sono altro che il vano tentativo di un arricchimento giunto improvviso, senza scopo, con in cima un acchiappa mosche, perché è facile e pericoloso rimanerci attaccato; dall’altra dei “rametti di pane” che riescono a crescere nel pavimento, simbolo di intelligenza e duro lavoro.

Domanda: Cosa ne pensi della proposta di un laboratorio per i bambini del Cre che riprenda il tuo lavoro?

Risposta: Io sono cresciuto in oratorio. Dopo la scuola ci andavo a giocare a calcio, lo frequentavo tutte le domeniche. Quando mi è stata chiesta questa collaborazione, è stato come rispolverare quei ricordi, un posto dove io sono stato bene. Sono orgoglioso di trasmettere qualcosa a questi ragazzi.

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Foto di Pasquale Giovanelli

ARTE X I CRE al giro di boa

(Da L’Eco di Bergamo, 15 luglio 2014)

Giro di boa per “Arte X i Cre”. È stata ormai superata la metà del percorso che sta portando più di seimila bambini delle diocesi lombarde alla scoperta di nuovi modi di fare arte.

Punto di forza dei laboratori d’arte promossi dai Dipartimenti Educativi del Museo Bernareggi è l’attenzione prestata alle differenti fasce d’età. Per i più piccoli dei nostri oratori in particolare, sono stati pensati due laboratori, Esplorazioni Percettive e MicroMegalopoli, che declinano il tema dell’abitare secondo linguaggi adatti alla loro fase evolutiva.

Abitare come costruire ovviamente, ma non solo: abitare è anche progettare, esplorare e custodire ciò che di più prezioso abbiamo.

Esplorazioni Percettive

Case misteriose tutte da toccare e annusare attendono solo che i bambini si lancino alla loro scoperta nel laboratorio “Esplorazioni Percettive”. E chissà cosa nascondono! Forse strane calze profumate che pendono dai soffitti, pavimenti morbidissimi e intricati labirinti? Ma è la Stanza Infinita a lasciare a bocca aperta grandi e piccini: pareti interamente ricoperte di specchi che disorientano e che fanno dire a Matteo, 7 anni: “In questa stanza ho la testa in disordine!”.

I bambini imparano così che l’arte passa attraverso tutti e cinque i sensi e non solo dalla vista. Ma ancora più importante, i bambini capiscono che il vero senso dell’abitare non dipende dalle caratteristiche delle nostre case, ma da chi ci vive dentro.

MicroMegalopoli

“Se fossi io a fare la città | la farei tutta a un piano | subito sotto il cielo” scriveva Roberto Piumini in una sua celebre poesia. E se fossimo noi a poter costruire la città dei nostri sogni, come la realizzeremmo? In “MicroMegalopoli” i bambini hanno l’opportunità di indossare i panni di architetti e di costruire non una, ma ben due città: una gigantesca e morbida, creata utilizzando grandi cubi di gommapiuma, e una piccolissima in legno. Per sentirsi un po’ come Gulliver!

Avete già partecipato ai laboratori di Arte X i Cre e volete rivedervi? Tutti gli album fotografici sono disponibili all’indirizzo Facebook www.facebook.com/edumuseobernareggi. Sul blog dei Dipartimenti Educativi, Un’Arte Maestra (https://unartemaestra.wordpress.com/), trovate anche tutti i riassunti delle settimane appena trascorse.

Articolo eco 15 luglio