INTERVISTA AD ANGELO BALDUZZI

In occasione della mostra PER GLI OCCHI E PER IL CUORE abbiamo posto ad Angelo Balduzzi alcune domande per conoscere più da vicino la sua storia artistica e la sua poetica. [intervista a cura di Giulia Cortese]

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Che cosa ti ha spinto a intraprendere il tuo percorso artistico?

Ho aperto la mia bottega nel 1983, dopo aver lasciato il lavoro di ragioniere. Alla base c’è una forte passione di espressione. È qualcosa che ho sempre avuto, il sogno era di fare qualcosa di artistico, ma ai miei tempi non era così semplice e forse anche io all’inizio non ero così convinto. Questa passione, scelta per il mio l’amore per il creare, è  poi diventa qualcosa di diverso: condivisione, scambio ed emozione.

Per realizzare le tue opere ti dividi tra pittura e scultura, utilizzando talvolta anche materiali di recupero. Quale significato assumono per te l’utilizzo di queste diverse tecniche?

Quando si parla di significato bisogna fare un ragionamento, come quando mi chiedono che cosa vuol dire un quadro. Le mie opere nascono in modo naturale, spontaneo non c’è mai prima chissà quale pensiero. A volte mi capita in base ai periodi di avere a che fare con certi materiali e da lì mi viene voglia di utilizzarli e possono essere ferri vecchi, strumenti musicali, legni raccolti sulla spiaggia. Non c’è un ragionamento dietro, sono cose che trovo in giro. Per esempio da una vecchia asse da lavare ho realizzato una barca. Sono materiali che arrivano per caso, doni di amici e conoscenti che sanno che tra le mie mani gli oggetti rinascono. Sono eclettico, se facessi sempre solo una tecnica mi sentirei chiuso. Quando sono sereno e tranquillo, l’acquerello va bene, perchè ti permette di essere leggero e trasparente, mentre quando sono più nervoso utilizzo la tela e la tavola graffiata. Invece quando ho voglia di manualità uso l’argilla, senza pennello, non hai più niente tra te e il mani. Questo permette ogni giorno di trovare qualcosa da fare per esprimermi.

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Alcune recensioni descrivono i tuoi lavori come immersi in un mondo fiabesco. Ti ritrovi in queste parole?

Più che fiabesco secondo me fa tanto la fantasia, il sogno, la leggerezza. Va a momenti, momenti che abbiamo tutti. Se guardiamo i quadri, ognuno si può ritrovare in certi momenti che abbiamo vissuto e che arriveranno. Più che di fiaba parlerei di emozioni e di sentimenti.

Parlando delle illustrazioni per la diocesi di Bergamo, come è stato per te confrontarsi con un tema sacro?

Non è stata la prima volta che mi misuravo con temi sacri. Io sono cresciuto in oratorio, ho fatto un mio percorso di ricerca spirituale. Sono un cristiano con tutti i problemi e i difetti del caso, e questo mi ha aiutato nel realizzare queste opere. Quando sono stato contattato dagli uffici pastorali della Diocesi, da un lato sono andato in crisi dall’altro mi ha fatto piacere. La crisi poi è diventata qualcosa di diverso, ho iniziato a ragionarci; è diventata stimolo per affrontare temi che non sempre affronto (anche se c’è un velo di spiritualità dietro ai miei disegni, anche se non sono religiosi). Ho affrontato i temi proposti con un po’ di difficoltà, ma è stato molto stimolante.

Ci racconti qualcosa della Via Crucis che verrà esposta nella mostra al Museo Bernareggi? Ci spieghi poi la scelta di utilizzare una base lignea per queste opere?

Era già qualche anno che volevo affrontare quel tema, ma non riuscivo a trovare un’idea precisa. In quel periodo, era il 2009, era morto mio padre e nei mesi prima, quando stava male, ho iniziato a mettere giù qualche idea. Non volevo fare la classica Via Crucis, volevo cercare di vederla in modo diverso, cercare una mia via espressiva e interpretativa …ed è stato difficile. Sono nate diverse idee, schizzi, bozze.. ho realizzato 15 tavole, perchè ho inserito anche la Resurezzione.  E’ il pannello che  da il senso di tutta la Via Crucis.  Ho deciso di non usare l’acquerello, perchè volevo qualcosa di più sofferente, di meno leggero. Sulla tela ho steso vari strati di sabbia per renderla più ruvida, più sofferta e l’ho incollata su legno con un chiodo vecchio piantato. La scelta del legno come supporto è stata dettata da una casualità.  mentre stavo per concludere il lavoro,  un amico mi aveva dato delle vecchie ante di finestre, che sono poi diventati i supporti dei dipinti delle 15 stazioni. come dicevo prima, sono quelle cose che nascono in modo naturale.

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